Buffalo e Niagara Falls

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Partito da Chicago mercoledi sera, sceso la mattina dopo a.. Buffalo.
Buffalo perchè a poche miglia ci sono le cascate del Niagara, che non erano in cima alla lista, ma visto che son qua.
E poi Buffalo perchè mi incuriosiva, per via di tutta quella gente che è nata qui, da Ani DiFranco ai GooGoo Dolls, con tutte quelle canzoni che parlano di desolazione… ho sempre pensato che Buffalo dovesse essere un posto un pò di merda.
Buffalo è un posto PARECCHIO di merda. Come dice il giornale, Buffalo è al secondo posto nella classifica delle città più povere d’America. Bastano 5 minuti per accorgersene, pare di leggerlo sulle facce della gente. In un posto così, la musica diventa un modo per aggrapparsi a qualcosa.

Dopo più di un’ ora ad aspettare un tram che non passava, ho deciso di prendere il pullman, diretto a Niagara Falls City, lato americano.
Già, perchè di Niagara Falls City ce ne sono 2, col fiume nel mezzo: quella canadese tutta sbrilluccicante stile Las Vegas, e quella americana, un pò sfigata stile Buffalo, dato che la vista più bella sulle cascate ce l’hanno i canadesi.
Certo è che in questa frontiera qui, gli americani ci fanno la parte dei messicani.
Che dire invece delle cascate… la mia amica biondina la direbbe “tutto questo casino per un pò d’acqua…”

Ma ecco invece la bella sorpresa… l’ostello. Una villetta a 2 piani in legno, che ha tutta l’aria di una casa invece che di un ostello. E infatti è soprattutto la casa di Tom, un tipo stralunato con baffetti, codino, cappellino e camicia a quadri, e una parlata strascicata che però si capisce lo stesso.

Tom ha messo una quindicina di letti al piano di sopra, e lui vive al piano di sotto. La sera si sta tutti giù da lui in salotto, a chiacchera o alla televisione. Tom è simpatico, uno di quelli che dopo 5 minuti gli vuoi già bene.

La mattina dopo sveglia alle 6:30 per essere presto all’aereoporto di Buffalo. Mi ci accompagna in auto Don, un amico di Tom.
Don non sta passando un bel periodo. 2 anni fa gli è morta la moglie, e lui l’anno scorso ha avuto un guaio che rischiava di farlo rimanere paralizzato, e ora deve rimanere a riposo. Quando può dà una mano a Tom con l’ostello, e gli fa un pò di servizi, tipo questo.
Don mi lascia all’aereoporto che è ancora mattina presto.
Alle 10:20 di venerdi arrivo a Boston.

NOTA: un filino ispirato a “On the road”, che proprio in questi giorni compie 50 anni.

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